
Démone, che di tenebra recingi
il morbo che le vene mi distilla;
illusioni terribili tu fingi
al secco ardore della mia pupilla:
un macigno pauroso, alto, sospingi
del mio cuore sull'orlo – e tetro oscilla;
da un nero pozzo senza tregua attingi
sangue su sangue, e il sole orrido brilla.
Tutto io miro affannoso – e pur non temo:
tra sonno e veglia, qual di vento in vento,
erro pel tempo, senza vela remo.
E prego: “O Dio, se in questo mare spento
anzi giorno io sommerga, almen l'estremo
mio canto sveli quel ch'io vidi e sento.