
Ed ecco: già sulla grande
nostra città dolorosa
il sole lumeggia e si spande
come una macchia oleosa.
Ed eccoci: noi, risvegliati
con tanti anni nel cuore.
Ed eccoci disseminati
in quest'alveo di dolore.
Freddo il mattino addenta
con ira i pallidi volti;
e latra maligna, e s'avventa
sui dolori dissepolti.
Dobbiamo andare lontano.
Scomparve la dolce casa.
Un sordo murmure umano
tutta la strada ha invasa.
Tanta gente sconosciuta
il carro pesante accomuna.
Nella luce ostile e muta
il traino è una funebre cuna.
Foschi dolenti pensieri
passano con passo spento
sui lunghi binari neri
come un tristo accompagnamento.
La città selvaggia guarda
dagli occhi delle finestre aperte;
un'ombra d'amore s'attarda
dentro le stanze deserte.
Ma il lavoro già stride, ci afferra
l'anima, la svuota, disfà.
Noi siamo confitti alla terra,
maledetti per l'eternità.