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Città

Ed ecco: già sulla grande
nostra città dolorosa
il sole lumeggia e si spande
come una macchia oleosa.

Ed eccoci: noi, risvegliati
con tanti anni nel cuore.
Ed eccoci disseminati
in quest'alveo di dolore.

Freddo il mattino addenta
con ira i pallidi volti;
e latra maligna, e s'avventa
sui dolori dissepolti.

Dobbiamo andare lontano.
Scomparve la dolce casa.
Un sordo murmure umano
tutta la strada ha invasa.

Tanta gente sconosciuta
il carro pesante accomuna.
Nella luce ostile e muta
il traino è una funebre cuna.

Foschi dolenti pensieri
passano con passo spento
sui lunghi binari neri
come un tristo accompagnamento.

La città selvaggia guarda
dagli occhi delle finestre aperte;
un'ombra d'amore s'attarda
dentro le stanze deserte.

Ma il lavoro già stride, ci afferra
l'anima, la svuota, disfà.
Noi siamo confitti alla terra,
maledetti per l'eternità.

Sito ufficiale di Bruno Arzeni