
In un angolo, dietro la finestra
che il sol mira più a lungo e dove io siedo
i lunghi giorni e alla sinistra vedo
del mar la luce e il monte alla mia destra,
un ragno vive ch'io non so. Sequestra
il cauto tessitore, ed io non chiedo
dove, un crepaccio. Ma ogni giorno fiedo
la trama, e anniento. E quella m'ammaestra:
tu a lui destino ed altri a te destino
invisibile. Il fragile tessuto
tu pur rinnovi al giorno in questa stanza.
Tu non l'uccidi – eppure ogni mattino
la fatica gli struggi. Ed egli muto
torna, e ritesse un filo alla speranza.