
Figlia, trepida sento nella mano
la tua mano, come un palpitante
uccelletto nel nido. Questa mano
mia, che già tante lacrime bagnarono,
che si strinse nell'ira, che colpì
nella vendetta, che cieca nell'odio
e cieca nell'amore sussultò,
or si fa picciol nido perché tu
la tua manina vi deponga e senza
timore, a passo a passo, con me avanzi
pel notturno sentiero. Nuova, arcana
allo stupor delle tenere ciglia
è la notte. Ora la vedi per la prima
volta. Di lei nulla sapevi. Appena
ella saliva da segreti talami,
la nera veste altissima, trapunta
di gemme, esangue il volto sotto il nodo
freddo e vipereo delle chiome, il sonno
pietoso gli occhi ti chiudeva, e lieta
poi li riaprivi al chiaro sole intorno.
Ma sveglia oltre l'uscio oggi qui fuori
mi seguisti nell'orto e pel sentiero
fino alla quercia. A me ti stringi, serri,
cerchi ansiosa dall'ombra. Uno sgomento
una felicità nuova balbettano
sul labbro incerto alla parola. Il volto
della notte t'incanta, ma la nera
veste t'imprime un gelido spavento
d'ignote sorti. Nella sussultante
anima ancor tutt'aggrappata ai sensi,
di sé ancor malsicura, un fremer d'ali
misterioso si leva nel futuro.
Figlia, scorrono i giorni, troppo lenti
troppo veloci al desiderio. Sempre
vorrei sentir nella mia mano questa
tua piccola, indifesa che alla mia
pur rinnova il coraggio e la speranza
e vederti vorrei già dritta, ferma,
nel pieno sole, l'anima tua intera
dentro lo sguardo, e il passo alto, giocondo.
Ma già molto, già molto, oltre i presagi
io sostenni la vita, il dubbio filo
dei miei giorni traendo, così grosso
e sottile che quasi ad ogni tratto
alle dita sfuggiva. Ma qui giunsi,
fino a quest'ora. E aprir gli occhi alla luce,
spinger fra l'erba i primi passi, incerta
la voce dietro le parole, e tanto
breve e lungo cammino su dal nulla
salir ti vidi. Altissimo ai mortali
dono la vita rinnovar la vita
col proprio sangue. E io l'ebbi. Non deserto
scenderò all'ombra se nel sole ascolto
il tuo passo. Ora trepido sull'orma
del mio procede e di tenero orgoglio
fra me sorrido, che pur vecchio e triste
a te son guida e son difesa, quasi
giovane e sano un cavalier che d'armi
tutto splenda e risuoni. Tu mi guardi
confidando ammirata ed il timore
della notte e l'incanto
vinci al cuor nel mio cuore.