
Guardo il tuo volto: è come il cielo, è come
il mare in questa lenta ora di luglio.
Non azzurra non grigia, un'onda appena
appena sull'orlo biancheggia e si spegne
senza morire. Sul tuo labbro cerco
il sorriso che a un tratto nello sguardo
fuggitivo m'appare. E non lo trovo.
Che cosa pensi? Di che soffri? Invano
ti guardo, scruto; poi dal volto cerco
e interrogo le mani se il mistero
del tuo volto mi svelino. Ma grevi
posano, assenti dal tuo corpo, come
recisi steli sul cuscino. Dove
sei tu? Dove il tuo sangue? Dove dorme
l'anima tua? Interrogo all'anello
il diamante che splende alla tua stella,
se da menzogna o sortilegio alfine
ti riscuota. Ho timore. Ansiosamente
dall'aperta finestra al mar un tanto
oggi assomigli chiedo che mi scopra
il tuo volto. Ma l'acqua senza luce
bassa e muta respira
e in un'immota opacità delira.