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Le trecce

Sulla finestra al limpido mattino
tu ti pettini, e scrolli i bei capelli
sopra le spalle e la mal cinta vesta
ogni tanto si schiude,
quando tu incauta sulla bionda testa
fino all'ascella alzi le braccia nude.

Da scoperto segreto a più segreto
vola il pensiero. Immobile vagheggio
il fior più occulto del tuo corpo, intento
qual per febbre lo sguardo.
Il biondo e il roseo del tuo corpo sento
caldo sfiorarmi, ora veloce, or tardo.

Così ignara ti guardo: e m'è pur festa
e tormento il mattino. Lunghi, sparsi,
si diffondono vivi respirando
sull'omero i capelli.
Di treccia in treccia poi molle indugiando
li torci e annodi, e splendono più belli.

Qual regale trofeo la bionda testa
alzi quindi, e sorridi al nuovo giorno;
stringi la gonna, cingi d'una sfera
fulgida le tue braccia.
Se poi per via t'incontro, chiusa e altera,
quasi nuovo stupisco alla tua traccia.

Breve stupore! che men fiera ed alta
in sé ti scopre la memoria, e mira!
Tal così dai sottili nodi dell'arte
scioglie strofe più care
un esperto amatore, e sulle carte
nuova dolcezza verso a verso impara.

Sito ufficiale di Bruno Arzeni