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Le mani

Io forzo con la mano accesa
il tuo molle corpo bianco,
che s'abbandona, che cede
sul voluttuoso fianco.

Gli occhi ho già spento: la luce
si colora stridula e varia
sugli oggetti senza grazia
della stanza mercenaria.

Tu rompi in sottili gridi
di gioia inquieta e nova
se la mano ebbra ti giunga
ad un'ignota prova.

Disincantata, e pur fosca
di prodigi è la tua bellezza.
Tu sciogli d'un tratto i capelli
densi d'arcana tristezza.

E lenti s'avvolgono neri
alle mie dita. Sul lembo
della tua carne più viva
io arresto le mani – ed un nembo

d'angoscia le acceca. E ristanno
smemorate a sogni incerti,
come gente che è perduta
nell'insidia dei deserti,

nell'insidia bianca e dolce
della tua sterilità
che nasconde nuovi abissi
d'improvvise voluttà.

Sito ufficiale di Bruno Arzeni