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Il melagrano

Il melagrano al sole alto d'ottobre
solitario rosseggia. I colli intorno
tacciono gravi, si canti ultimi assorti
della vendemmia. I campi arati ai solchi
lenti aspettano il seme, e fiori e preci
dai viventi le tombe. A poco a poco
da fatica a fatica ogni più occulto
frutto alla terra o sul più alto ramo
maturò il sole. Ognuno ebbe sua parte.
Chi più chi meno alla fatica e al frutto.
Ed il ricco che empiva staia a staia
l'arche murate, il poverello gramo
che furtivo cercava fra le stoppie
una spiga obliata o ancor nascosto
un racemo dai tralci. E bimbi e uccelli
saltellavano lieti, da per tutto,
chi sa come, presento. Ad ogni vivo
fu benigna la terra e nei più tetri
tuguri il sole s'affacciò. Non frutto
resta or sui rami. Tristi, silenziosi
stanno gli ulivi. Attendono che intrisa
di piogge alfin la mano irosa strappi
al grigio ramo la drupa tenace.
Un giorno dietro l'altro come foglia
cade, e si perde nell'inverno. Lento
l'anno io ripenso che già fu. Cammino
su scoperte radici, aride fronde
e l'occhio, come a lume
che accese amica mano
sopra fossa recente
levo di quando in quando al melograno.

Sito ufficiale di Bruno Arzeni