
E' mezzogiorno: alla città l'annunzia
la sirena, il cannone, e ad ogni borgo
un campanile. Il giorno come un frutto
maturo in due si spezza: o dolce o amara
la metà già trascorse. A chi fu dolce,
sarà l'altra più dolce, ancor più amara
a chi già l'amara. L'eco appena spento
si disperde nell'aria e nella casa
già ognuno il pane consumò sul desco
muto. E già s'alza. Ed esce. Escono. Vanno
chi sa dove, per vicoli, per strade,
senza meta. Ma fuori ogni vergogna
a una più grande, ogni dolore a un altro
specchiandosi più forte, crudelmente
par sé stessi sollevino. La casa
domina sola, e non misura i giorni,
non divide le ore, cieca, uguale
sempre a sé la miseria. Soli i bimbi
che il passo incerto ai rapidi cadenti
gradini giù fino alla strada ancora
non osarono, restano. E con loro,
chino il volto sull'umili faccende,
scuro di pianto eppure alla speranza
tenacemente aperto, sola, resta
la madre. Muta avvolge e svolge intorno
a un pensiero i pensieri, e al giorno l'ore,
e al mese i giorni, e all'anno i mesi. E aspetta.