
Sulla rustica torre, ad ogni vento
vibra e si volge intorno alla puntuta
asta trepido il gallo, e alle stagioni
l'ancor schivo linguaggio arguto scopre.
Sull'oscura borgata, sui perduti
abituri fra i campi, muto grida
i segreti del cielo
e di spiriti labili consuma
l'orgoglio solitario e la speranza.
Scruta la fuggitiva anima ai venti
che dai monti e dal mar vola irrequieta
di sé sull'orme e il fumo che dai tetti
cerca il cielo, disperde,
e muta ai solchi d'ora in ora il verde.
L'insonne guardia spia di forma in forma
nuovo il destino e alle stagioni vario
il respiro e la luce
e se lieve a lui intorno
fanno il velo e disfanno
tessitrici ingannevoli le nubi,
lento dei silenziosi astri il cammino
immutabile addita
il giro eterno e senza meta ai cieli.
Così in quell'ermo vigilar del tempo
a lui nel giorno l'ora
ed i giorni nel mese
ed i mesi si valgono nell'anno,
e sempre d'arco in arco
senza sosta né tregua
ombra e luce dilegua.
Ma dolce a noi sui fervidi sentieri
scende la sera e alle pupille stanche
versa amore e oblio! L’antica soglia
che impaziente sull’alba alacre il piede
fuggì, ricerca e d’ogni meta è questa
alfin la meta! E se di stelle il tetto
s’incoroni o se crudo alle finestre
ululi il nembo, non chiediamo. Il sonno
più fa nel buio risentir vicina
e materna la terra.
Ma insonne, alto, solingo,
lassù l’araldo taciturno veglia
l’orizzonte e misura
mobile, verso a verso,
senza posa il respiro all’universo.