
ARZENI TRADUTTORE
Bruno Arzeni aveva iniziato l'attività di traduttore nel periodo in cui insegnava all'Università di Monaco di Baviera. Tale attività era funzionale al suo impegno culturale e didattico, in particolare allo sviluppo del rapporto tra la cultura tedesca e quella italiana. Iniziò con la traduzione di alcune poesie di autori tedeschi. Poi, nel 1938, curò una collana di alcuni romanzi italiani in lingua tedesca, per l'editrice Bruckmann, di cui redasse le introduzioni, nonché la traduzione di alcune Novelle di Luigi Pirandello.
Nel 1941, in piena guerra, forse con l'aiuto del prof. Gabetti, ebbe un primo contatto con la casa editrice Mondadori, la quale voleva che traducesse dal tedesco il volume sugli studi tedeschi di Mussolini (K. Cehlig, Mussolinisdeutsche Studien). Bruno Arzeni aveva un disperato bisogno di trovare un'attività remunerata per sopravvivere insieme alla sua famiglia, ma l'aggravarsi della situazione bellica impedì l'attuazione del progetto.
A guerra terminata, riavviò i contatti con gli editori al fine di trovare lavoro come traduttore. La casa editrice Daniel di Roma, nel 1945, gli commissionò la traduzione delle fiabe dei fratelli Grimm, che uscirono con il titolo La fonte d'oro.Verso la fine di quell'anno, ebbe inizio il rapporto epistolare tra Bruno Arzeni e Lavinia Mazzucchetti, una personalità di rilievo nel mondo della cultura germanistica, consulente, per le case editrici Mondadori e Sansoni, delle pubblicazioni di autori di lingua tedesca. Tale rapporto epistolare segnerà gli ultimi nove anni dellavita di Bruno.
La Mazzucchetti mise in contatto Arzeni con Alberto Mondadori, direttore dell'omonima casa editrice, con il quale Bruno, successivamente, intesserà un rapporto di collaborazione e fiducia.Così la Mondadori commissionò ad Arzeni le revisione della traduzione del romanzo Il poema di Bernadette di Franz Werfel. L'editrice rimase soddisfatta di questo lavoro svolto da Arzeni, tanto che, nella primavera del 1946, gli propose di tradurre una parte notevole dei Saggi critici di Thomas Mann.
Le sue qualità di traduttore furono molto considerate, giacché la Mazzucchettigli affidò, per la casa editrice Sansoni di Firenze, allora unita alla Mondadori, la traduzione dei Viaggi nella Svizzera di Goethe. Arrivò poi la richiesta di Alberto Mondadori della traduzione del volume di Kafka, La muraglia cinese. Quasi contestualmente a questo lavoro, ancora la Mondadori chiese a Bruno Arzeni di effettuare un altro lavoro molto delicato: la revisione di una discutibile traduzione dell'opera di Thomas Mann, La Montagna incantata, allora pubblicata dall'editrice Dall'Oglio.
Nel 1947 Arzeni curò la traduzione delle Conversazioni di emigrati tedeschi e delNoviziato di Guglielmo Meister, entrambi di Goethe.La Mondadori, non essendo soddisfatta del lavoro di alcuni traduttori, chiese a Bruno Arzeni di revisionare anche la traduzione de Il castello di Franz Kafka, nonché dell'intera tetralogia di Giuseppe e i suoi fratelli di Thomas Mann.Ma, come per la revisione de La Montagna incantata, anche la traduzione della tetralogia manniana necessitava di una profonda reinterpretazione. Bruno Arzeni aveva ormai conquistato la completa fiducia e la stima di Alberto Mondadori, così, nel 1949, lo stesso editore gli propose due altri lavori: la traduzione del romanzo di Bruno Frank, La figlia, e, soprattutto, la nuova traduzione della tetralogia di Giuseppe e i suoi fratelli, di Thomas Mann.
Poi, sempre per la Mondadori, affrontò la complessa traduzione del romanzo L'Eletto, scritto da Mann – considerato «quasi intraducibile» anche dalla stessa Mazzucchetti – il cui esito, data la qualità dell'elaborato, fu accolto dall'editore con molta soddisfazione. In un esemplare della prima edizione del romanzo L'Eletto, uscito nella collana Medusa, il 4 giugno 1952, lo stesso Thomas Mann volle scrivere la seguente dedica personale per Bruno Arzeni: «An Bruno Arzeni, Möge seine Liebesmüh' sich nicht als “Love's Labour Lost” erweisen!» [A Bruno Arzeni affinché le sue amorose fatiche non diventino “Pene d'amor perdute”!].
Nell'aprile 1954,Arzeni, consumato dalla tisi, moriva all'improvviso, mettendo fine al suo lavoro di traghettatore di cultura tra due mondi diversi che tentavano di incontrarsi e conoscersi. Lavinia Mazzucchetti che aveva tanto dialogato sul mestiere di traduttore con Bruno Arzeni, sentì di dover ricordare il suo lavoro ed onorare la sua figura nell'introduzione ai volumi di Giuseppe e i suoi fratelli, di Thomas Mann. Della suddetta introduzione riportiamo il seguente brano:
«Da quasi un decennio avevamo potuto assicurarci la sua preziosa collaborazione alla non facile impresa di offrire un'edizione degna e completa delle Opere di Thomas Mann. Basta la sua versione del quasi intraducibile racconto L'Eletto, uscita in “Medusa”, o quella di molti saggi in Nobiltà dello spirito, per dare la misura del suo gusto di fine scrittore e della sua austera coscienziosità di studioso. Nella sua vita fatta di sofferenza e di coraggio Bruno Arzeni assunse con piena dedizione il lungo compito di ricalcare il romanzo mitico di Giuseppe, sempre più addentrandosi intanto nell'acuta conoscenza e nella profonda, se anche sempre vigilata e serena, ammirazione del grande scrittore e pensatore, tanto che su di lui contavamo non solo per un'ulteriore collaborazione, ma anche per un volume biografico-critico intorno a Thomas Mann.
Ora che la grande “nemica”, da lui così stoicamente attesa, lo ha strappato al lavoro, sentiamo il dovere personale di onorarne la memoria e di esprimere qui il rammarico per la insostituibile perdita, interpretando anche la viva gratitudine dell'editore e di Thomas Mann stesso, il quale da tempo aveva misurato i meriti del suo tanto modesto mediatore.
Bruno Arzeni quale scrittore originale si sentiva anzitutto poeta ed era confortato dalla fede nella propria ancora inedita produzione lirica, mentre non nutriva alcuna illusione circa la disattenta ingratitudine del pubblico di fronte alla pesante fatica del traduttore; ma non per questo allentò mai il suo scrupolo e il suo sforzo, come dimostrano anche le sue esemplari versioni da Goethe e da altri classici».
In un recente lavoro la prof. Gargano ha affermato che Bruno Arzeni, «come traduttore ha saputo “aprire l’Estraneo al proprio spazio di lingua” ecome intellettuale ha calcato ‘isole’ diverse, trovando in ogni isola “altra lingua e costume”, è stato in questo, davvero, homo europeus».
Romano Ruffini