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Ritratto

Sei in questi versi, come nella pioggia
una rosa. Non sai dove, nascosta
là, in mezzo al verde, e tutt'intorno esala
se stessa. Invano io le parole cerco
qui sulla carta e disegnar l'assente
tuo volto. Le ripeto, le misuro
diverse, muto; eppur sempre mi sfugge
l'una nell'altra. Ma nell'aria e dentro
il mio respiro e il sangue e nel pensiero
spira l'anima tua. Sempre mi finge
nuovo ed inafferrabile il tuo volto
e di parvenza lo muta in parvenza
tal che stupito io spesso non so più
se tu viva, o sia morta. D'ora in ora
sbigottisco ed inebrio: un roseo lume
in una funebre aureola si spegne
ma sulle gote già pullula il riso.
Gioca l'anima tua con il tuo volto
come con labili maschere d'acqua.
Ed io passo il mattino – quest'incerto
mattin d'aprile, che le nubi a tratti
fuggono in faccia al sole e azzurro scoprono
il San Vicino e dietro i monti i monti
ed i paesi oltre i paesi, e tornano
improvvise e sospirano di piogge
alla finestra socchiusa – tra un verso
e l'altro, un sogno e l'altro e tu a me intorno
palpiti ambigua, e l'anima diffondi
sulle mie carte; e il tuo respiro come
da un ignoto cespuglio, nella pioggia,
una molle segreta aura di rosa.

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