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Febbre

Come sotto il coperchio d'una bara
non morto un morto, disperatamente
sotto la chiusa palpebra si volge
torrido l’occhio. Un sogno come fiamma
s’accende all’altro,  in un baleno
i giorni gli anni incenerisce, quale
per celeste vendetta. Nella febbre
per mille tratti s’accende si spegne
il tempo alla memoria.
Tra dure larve e funebri chimere
trasmutanti nel fuoco, all’improvviso
perdutamente viva e vera s’alza
dal passato un’immagine. Sgomenta
di pietà di speranza l’abbraccia
l’anima che si stenebra per poco
dall’ardente caligine, ed  in quella
se stessa mira. Ma sommersa in mezzo
alle affollanti visioni s’oscura
subitamente, e cade. Come tratto
un condannato tra folla ghignante,
in quella scopre un volto che pietoso
accenna breve e timido dilegua;
con quel ricordo poi da strada a strada
fino all’ultima avanza, ove grandeggia
sordido il palco, e sale, e in un baleno
precipita di sangue; così trista
l’anima avanza fino a che nel sole
con un grido si sveglia. Io so qualcuno
a cui tutta la vita è come questa
notte di febbre. Ed io per me, per lui,
che quest’orrido gioco
pietoso cessi, o Dio che ignoro, invoco.

Sito ufficiale di Bruno Arzeni