
Hai mai veduto certe alpestri polle
scaturir dal profondo, ilari, argentee,
e poi sparir per lungo tratto? L'occhio
più non le vede, le pensa sepolte.
Ma risorgano nuove all'improvviso
all'arsa bocca e ridono allo sguardo.
E così, Sposa, il nostro amore: spesso
occultarsi ci parve e noi smarriti
lo cercavamo irosamente invano.
Quante accuse, querele: astuto inganno
dei sensi e menzognero eco di sogno
gioco d'ombre. E mentre più parole
all'ira curvi chiedevamo, sorda
ci fasciava la tenebra. Ma a un tratto
se un di noi taceva un poco, solo
un poco, sin dal buio all'improvviso
l'antica voce dell'amore udiva.
Ma più delle parole e più dell'ira
minaccioso, il silenzio. Si abbassava
come funebre coltre, ci copriva
lento la fronte, il petto. “Dove sei?”
L'uno chiedeva sospettosa all'altro.
In noi la nostra voce in sé ristretta
si avviluppava, a ogni parola e suono
negava l'aria e fin nella memoria
era spento l'amore. Eppur bastava
che l'un di noi sulla terra umilmente
si curvasse e saliva dal profondo
affannoso ma vivo il suo respiro.
Così sempre negli anni dopo i lunghi
avvolgenti silenzi e le paurose tenebre
come una parola cerca
erra incerta sul foglio e alfin la scopre
così il mio volto nel tuo volto, Sposa.