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Rovine

Sopra il livido borgo, su le case
spente dall'odio, orridamente mutate
l'una sull'altra, immobile è la luna.
Nel suo silenzio a poco a poco i morti
io dimentico e il sangue che tra queste
pietre ancor geme e come di remota
città sepolta son queste rovine
e le cenere è polvere di tombe
d'evi perduti. Favolosi nomi
s'aprono alla memoria, come abissi
da cime smisurate. E questo borgo
che io so da quando nacqui, dove ancora
i morti stanno come all'improvviso
caddero ignoti alla pietà, m'è come
Ninive e Tebe e questa luna imbianca
di millenaria luce le deserte
pietre e il mio volto senza pianto e il tempo.

Sito ufficiale di Bruno Arzeni